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Calvello
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mwiqCalvello è un mwigcomune italiano di mwiw1 706 abitanticite-ref-template-divisione-amministrativa-abitanti-2-1[2] della mwkaprovincia di Potenza in mwkqBasilicata.

Contents

Storia
Note

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Geografia fisica

Il comune sorge a mwlq730 m s.l.m. nella parte centro-settentrionale della provincia. Confina a nord con mwlgAbriola (mwlw5 km), a nordest con mwmaAnzi (mwmq8 km), ad est con mwmgLaurenzana (mwmw10,5 km), ad ovest e sudovest con mwnaMarsico Nuovo (mwnq11,3 km), a sud e sudest con mwngMarsicovetere (mwnw11,3 km) e mwoaViggiano (mwoq16 km)

Storia

La prima attestazione documentaria dell'abitato di Calvello risale al 1089, quando Normanno, XI conte di Marsico, dona a Rado, abate di Santo Stefano in Marsico Nuovo, le chiese di Santa Caterina "iuxta fluvium" e San Nicola nei pressi del Castello.cite-ref-5[5] "Da questo momento la crescita economica, sociale e culturale della comunità e lo stesso disegno urbano, nei suoi connotati morfologici, sarebbero stati condizionati, oltre che dalla orografia, anche dalla localizzazione dei due poli: l'uno, laico-feudale, a monte e l'altro, religioso, a valle."cite-ref-6[6] La presenza benedettina si rafforza con la fondazione del priorato di Santa Maria de Plano, intorno alla metà del XII secolo, dipendente da Marsico Nuovo, e la costruzione del cenobio di San Pietro a Cellaria, a circa 6mwua km a sudest dal centro abitato, da parte dei monaci della Congregazione di mwuqSanta Maria di Pulsano.cite-ref-7[7] A quell'epoca il signore di Calvello era un tale Matteo esponente della famiglia normanna dei De Calvello (o De Calvellis), di cui conosciamo altri componenti quali il fratello di Matteo, Rogerius, i figli Guglielmo e Berardo e il nipote Rogerius, figlio di Guglielmo, quasi tutti legati a Calvello e alle due comunità monastiche a cui donarono chiese e proprietà terriere.cite-ref-8[8] In età sveva il signore di Calvello era Gentile de Petruro, possessore del castello che era uno dei 29 castra e domus regi della Basilicata dello Statutum de reparation castrorum emanato da mwwgFederico II intorno al 1240. Nell'ultimo trentennio del XIII secolo, con gli mwwwAngiò, a Calvello, così come in altre terre del regno meridionale, si succedono feudatari provenienti dalla Francia. Pertanto al de Petruro, a cui gli Angiò confiscarono tutte le proprietà, subentrò Oddone de Fontaine nel 1270cite-ref-9[9], e a questi, il figlio Enrico Bourguignon.cite-ref-10[10] Nel passaggio epocale dal dominio svevo a quello angioino Calvello venne inizialmente iscritta nell'elenco di quei paesi fedeli alla parte sveva. Ciò comportò il pagamento di tributi speciali per il mantenimento dell'esercito regio impegnato a sedare le rivolte anti angioine. Ma la popolazione reagì ottenendo l'esenzione da tali tasse.cite-ref-11[11] A quell'epoca, Calvello aveva una popolazione di circa 850 abitanti come si evince dalla tassazione focatica del 1277 che riporta un numero di fuochi di 165 che nel 1320 si ridussero a 148, corrispondenti a circa 750 abitanti.

Monumenti e luoghi di interesse

Castello

I documenti lo citano come castellum in età normanna (1089), castrum in quella federiciana (1241-1245) e angioina, palazzo al tempo della famiglia ducale dei Carafa, subentrata nel XVI secolo ai mwawSanseverinocite-ref-masini-1996-12-0[12]. Ai Carafa subentrano verso la fine del XVIII secolo i Ruffo di Calabria. Nel XIX secolo è stato teatro dell'evento, probabilmente più importante della storia del paese, relativo ai moti carbonari del 1820-21. Quivi si insediò la Corte Marziale che fece giustizia sommaria dei carbonari insorti guidati dal medico di Calvello mwcaCarlo Mazziotta. Negli anni Cinquanta del Novecento, il castello fu venduto a vari proprietari e suddiviso in diverse abitazioni. Il primo feudatario e proprietario del castello, di cui si conosce il nome, è un tale Matheus de Calvello (1147). All'epoca la rocca era costituita da un torrione quadrangolare, oggi in buona parte conservato, che in seguito venne affiancato da fabbriche che si sono succedute dal XIII secolo in poi. Il castello si articola su tre livelli. A Nord del castello sorge un'antica costruzione lunga e stretta, il cui contorno esterno coincide con parte della cinta muraria. A valle dell'edificio vi era una stradina che rappresentava un percorso secondario attraverso cui si giungeva al Castello. Entrando nel cortile si nota sulla sinistra, al primo livello, un loggiato che collegava i saloni di rappresentanza con le camere da letto. All'epoca dei Carafa vi erano solo due accessi al primo piano. L'ingresso occidentale era caratterizzato da un portone di grandi dimensioni. L'ingresso principale alla parte abitabile del piano terra è di fronte all'arco d'entrata. A destra, erano collocate le scuderie e le stalle, da cui si poteva sia uscire, sia scendere mediante una scala in pietra. Nel corso della storia il castello è stato più volte danneggiato da terremoti, quali quelli del 1273, del 1826 che provocò il crollo della copertura e di gran parte della struttura muraria dell'ultimo piano, del 1857 che causò crollò del secondo piano del castello e infine del 1980. Il castello è stato di recente oggetto di lavori di consolidamento e di restauro.

Chiesa e convento di Santa Maria de Plano

Il complesso conventuale di Santa Maria de Plano, fondato dai benedettini di Marsico Nuovo, è costituito da una chiesa di forma basilicale, a tre navate con pilastri a sezione quadrata, attestata per la prima volta nel 1145, e da un convento con chiostro, costruito dai francescani alla fine del secolo XVI, probabilmente sui resti di un impianto esistente. Il chiostro è impreziosito sulle pareti e sulle volte da affreschi risalenti ai secoli XVII e XVIII. Di rilevante interesse sono, inoltre, due portali romanici della chiesa, uno sulla facciata principale e l'altro sulla facciata laterale nord.cite-ref-masini-1996-12-1[12]. I capitelli e l'impostazione architettonica dei due portali richiamano il portale della chiesa di San Michele a Marsico Nuovo, attribuito al lapicida e architetto Melchiorre da Montalbanocite-ref-13[13]. All'interno della chiesa vi è una statua lignea dorata raffigurante la Madonna col Bambino.

Ponte di Sant'Antuono

Il ponte di Sant'Antuono è una costruzione in pietra a forma di arco ribassato in pietrame in conci ad arcata unica, dalle fondamenta ben solide. Esso prende il nome dalla chiesetta che gli abitanti del fiume costruirono dedicandola a mwgqSant'Antonio Abate, comunemente detto Sant'Antuono. Tale costruzione fu eseguita all'inizio del Duecento, da artigiani locali, sotto la direzione tecnica dei monaci benedettini, abilissimi ingegneri, pontieri e architetti. Il ponte aveva la funzione di agevolare lo scambio tra i residenti del Piano e quelli del rione Sant'Antuono, prima di esso, infatti, l'accesso veniva effettuato con passerelle incerte e traballanti, si avverti, quindi il bisogno di lanciare un ponte stabile e sicuro.
Successivamente, si dimostrò causa di violenti contrasti, la causa era l'utilizzazione delle acque del fiume per l'esercizio della pesca ed anche perché, esso, veniva utilizzato per l'irrigazione degli orti e per uso potabile. Il ponte si incastona in uno scenario particolare, immerso nel verde, con a nord un agglomerato di case che si inerpica verso l'alto e culmina col castello; ad ovest la fiancata della catena montagnosa oltre i mwgw1 700 metri; ad est la vallata dell'Isca, a sud è protetto dal "Timpo" del Catagno". Il ponte fu costruito sul fiume "La Terra" un corso d'acqua a flusso continuo, Calvello è uno tra i pochi centri abitati ad essere bagnato da un corso d'acqua di questo genere. Il fiume si arricchisce, lungo il corso, di numerosi rivoli, discendenti da vallette e canali e dalle acque che attraverso i profondi strati di zolfo e ferro, residuati dell'antico vulcano, sboccano in una stretta gola dalle stupende caratteristiche, tra cascate e laghetti. Il ponte non ha subito alterazioni resistendo alle intemperie e ai vari eventi naturali fino ai primi anni del '900, ad oggi le condizioni statiche del ponte sono buone anche se gli interventi effettuati successivamente hanno intaccato la bellezza dell'opera nel suo insieme.

Cappella della Potentissima

La cappella, a navata unica, presenta tre grandi archi a sesto ribassato. Il catasto onciario del 1748 menziona questa chiesa fra le nove cappelle rurali allora esistenti nel territorio del paese. La cappella crollò nel 1844. In seguito alla legge dello Stato Italiano che autorizzava la vendita dei beni ecclesiastici ai privati, la cappella fu acquistata dalla famiglia De Porcellinis che la ricostruì nel 1878. Dai primi anni del secolo scorso la cappella è diventata proprietà della famiglia De Trana. La chiesa conserva una statua della Madonna della Santissima risalente al 1700, una tela datata 1695 e un altare maggiore che presenta decorazioni che riprendono i motivi delle ceramiche che probabilmente ricoprivano il pavimento.

Santuario del Monte Saraceno

Il Santuario mwka"Maria SS.ma del Monte Saraceno" sorge a circa 1320 metri s.l.m. e, circondato da una natura lussureggiante, domina tutta la vallata sottostante. La denominazione di "Monte Saraceno" o "Castel Saraceno" è di origine ignota. Con ogni probabilità, dalle tracce tuttora visibili, si può ipotizzare che fosse una postazione militare, prima mwkqLongobarda e poi mwkgSaracena. Successivamente, i mwkwmonaci Benedettini, in prossimità dei ruderi della presunta postazione militare, edificarono l'attuale chiesetta. La forma architettonica, estremamente semplice, ha una mwlastruttura a botte, le cui doghe sono costituite dalle robuste muraglie a strapiombo sui dirupi che la circondano. È tradizione che il mwlqpellegrino non debba entrare nel luogo sacro senza aver percorso per tre volte il suo perimetro, pregando e cantando nenie. Entrando nel mwlgluogo sacro, ci si trova innanzi alla mwlwSacra Effigie che è una ricostruzione realizzata con i resti dell'antica copia della mwmastatua bizantina della mwmqMadonna "de Plano", la quale fu danneggiata in seguito al mwmgterremoto della Basilicata del 1857. Il restauro e la ricomposizione dei pezzi recuperati tra le macerie furono realizzati da un artista napoletano che riuscì a dare all'mwmwEffigie un'espressione dolce e intensa. La Madonna, nella mano sinistra ha una rosa d'oro, con la destra sembra voler mostrare il mwnaBambino, situato in piedi tra le sue ginocchia. A maggio la statua viene portata in processione dal paese al tempietto da dove, fino a settembre, vigila dall'alto la vallata e protegge le messi e le greggi; a settembre ritorna in paese. L'urna che la protegge, detta comunemente mwnq"Caggia" è stata realizzata da validissimi artisti locali: scolpita a mano, in legno di quercia, ha una struttura armonica e proporzionata con mwnglesene, mwnwcolonne e mwoacapitelli che le conferiscono un aspetto nobile e classico. Il lato posteriore è decorato con un dipinto che ritrae il mwoqSantuario e la mwogGrotta dell'eremita. A circa duecento metri dal Santuario, secondo una leggenda locale, viveva in questa grotta un eremita, un uomo pio che viveva in solitudine grazie alla carità dei pastori. Un'altra leggenda racconta che, dopo la scomparsa di questo misterioso eremita, dei pastori trovarono una statua di legno della mwowMadonna e si decise di edificare lì la Cappella.
I festeggiamenti in onore della mwpqMadonna del Monte Saraceno si celebrano la seconda domenica di maggio, quando la statua viene trasportata dalla chiesa parrocchiale al santuario, e l'8 e il 9 settembre, quando vi fa ritorno.

Società

Evoluzione demografica

Abitanti censiticite-ref-14[14]

Note

cite-note-template-divisione-amministrativa-superficie-11. mwswDati di riferimento alla superficie
cite-note-template-divisione-amministrativa-abitanti-22. mwuqmwugmwuwBilancio demografico mensile anno 2026 (dati provvisori), su mwvademo.istat.it, mwvqISTAT.
cite-note-divamm-sismica-32. mwwqmwwgmwwwClassificazione sismica (mwxamwxqXLS), su mwxgrischi.protezionecivile.gov.it.
cite-note-template-divisione-amministrativa-gradi-giorno-43. mwygmwywmwzaTabella dei gradi/giorno dei Comuni italiani raggruppati per Regione e Provincia (mwzqmwzgPDF), in mwzwciterefmw0aLeggemw0q mw0g26 agosto 1993, n. 412, allegato A, mw0wAgenzia nazionale per le nuove tecnologie, l'energia e lo sviluppo economico sostenibile, 1º marzo 2011, p.mw1a 151. mw1qURL consultato il 25 aprile 2012 mw1g(archiviato dall'mw1wurl originale il 1º gennaio 2017).
cite-note-55. Ughelli, Italia Sacra, t. VII, c.497
cite-note-66. Masini 1996, p. 6
cite-note-77. Masini 1997, pp. 41-54
cite-note-88. E. Cuozzo (a cura di), Catalogus Baronum. Commentario, Roma 1984, p. 171
cite-note-99. I registri della cancelleria angioina ricostruiti da Riccardo Filangieri con la collaborazione degli archivisti napoletani (da ora in poi RCA), VI (1270-71), p. 138
cite-note-1010. RCA, XIX (1277-78), p. 39, n. 143
cite-note-1111. R.C.A., I (1265-1269), p. 313; cfr. anche N. Masini, Calvellomw7q : dal castrum al palazzo cit.
cite-note-masini-1996-1212. Masini 1996
cite-note-1313. Grelle Iusco 1981, p. 25
cite-note-1414. Dati tratti da: mw-qmw-gmw-wmw-amw-qPopolazione residente dei comuni. Censimenti dal 1861 al 1991 (mw-gmw-wPDF), su mwaqaebiblio.istat.it, mwaqeISTAT. mwaqimwaqmmwaqqmwaquPopolazione residente per territorio – serie storica, su mwaqyesploradati.censimentopopolazione.istat.it. Nota bene: il dato del 2021 si riferisce al dato del censimento permanente al 31 dicembre di quell'anno.

Bibliografia

• De Bonis L., mwaqsCalvello: storia, arte, tradizioni, Giffoni Valle Piana (SA), Publigrifo, 1996.
• Grelle Iusco A. (a cura di), Arte in Basilicata. Rinvenimenti e restauri, Matera 1981.
• Masini N., mwaq4Calvellomwaq8 : dal castrum al palazzo, Collana dell'Istituto Internazionale di Studi Federiciani - Acta et Documenta, 2, Ed. ESI, Napoli, 1996.
• Masini N., mwareArchitettura monastica della Congregazione di S. Maria di Pulsano: il caso di S. Pietro a Cellaria a Calvello, Bollettino Storico della Basilicata, 13 (1997), pp.mwari 41–54.
• Tak H., mwarqSouth Italian Festivals: A Local History of Ritual and Change, Amsterdam University Press, 2000.
• Ughelli F., mwaryItalia sacra sive de episcopis Italiae et insularum adiacentium, t. VII, Venetiis 1721, rist. anast. Bologna 1981.
• Villano F., mwargCalvello - gli anni del nostro Risorgimento, 2011.

Voci correlate
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Collegamenti esterni

• Sito ufficiale, su comune.calvello.pz.it.